Flavia Luppino

Sono Flavia Luppino, ho 32 anni e vivo in Sicilia, dove svolgo la professione di medico specialista in Reumatologia. Faccio parte di Nostos perchè sono testimone del potere annientante del mobbing e della cattiveria di chi consapevolmente lo mette in atto.

Il 4 maggio del 2022 mio padre si è tolto la vita. Dopo lo shock iniziale, non faticai a credere alle parole di mia madre che alle 9.20 di quel mattino mi chiamò per dirmi: “papà si è sparato”. Da qualche settimana sapevo che mio padre soffriva di quello che sarebbe poi stato identificato come “disturbo post traumatico da stress”, a causa del mobbing che per oltre 6 anni aveva subìto sul luogo di lavoro.

Mio padre era un Dirigente della pubblica amministrazione, un lavoratore onesto, responsabile, stimato ed amato. Aveva lottato per tanti anni e nel suo diario scriveva “devi farcela, devi metterci tutto te stesso. RESILIENZA”. Ma il nemico è stato più forte. Negli ultimi mesi della sua vita, è caduto in un vortice di dolore insopportabile, dal quale non è riuscito ad uscire.

Quando abbiamo compreso la gravità della sua condizione, abbiamo cercato disperatamente aiuto. Ma nessuno è stato in grado di aiutarci: non gli psicologi a cui mio padre si è rivolto, non gli psichiatri, gli avvocati, i sindacati. Ci siamo ritrovati da soli a combattere un male più grande di noi, di cui sapevamo molto poco. E abbiamo perso. Poi però ho scritto ad Emanuela: la storia di mio padre somigliava incredibilmente a quella di Sara. Mio padre ormai non c’era più, ma sentivo che bisognava fare qualcosa.

Oggi, grazie alle persone che ho incontrato, ho deciso che ho ancora voglia di vincere, in nome di mio padre. E ho capito che si vince solo quando si prende il proprio dolore e lo si trasforma in qualcosa di buono. Nostos nasce affinché nessuno debba più sentirsi solo come si è sentito mio padre, nessuno debba più morire a causa del mobbing. E affinché chi si è macchiato di tale colpa paghi.

“Il lavoro di squadra è il segreto che fa ottenere risultati non comuni alle persone comuni”

-Ifeanyi Enoch Onuoha-